Fabio Avanzi, una vita sui campi da calcio

Scritto da il 12 Ottobre 2021

Ogni anno si ripromette di smettere, ma il richiamo del campo è troppo forte. Fabio Avanzi, calciatore dell’Aurora Cavalponica, ha alle spalle 22 stagioni calcistiche (senza contare quelle degli esordi giovanili) e, all’età di 40 anni, le società veronesi non sono ancora convinte di poter fare a meno di lui sul campo da calcio. Ma ormai gli impegni sono tanti e gli anni avanzano prospettando un futuro, probabile, sulla panchina di qualche squadra veronese. Eppure Fabio ancora non ci vuole pensare a questo “arrivederci” (visto che di “addio” non si parla) al mondo del calcio, che tanto gli ha dato e tanto continua a dargli, come ci ha spiegato durante la trasmissione “Buongiorno Verona Live”.

«La passione si trasforma: si inizia a giocare da bambino, come tutti i ragazzini, e poi lo sport diventa passione e succede che non ne può più fare a meno. È qualcosa più di uno sport, qualcosa di più di una partita o un semplice allenamento. Io ho seguito un percorso dilettantistico: non sono arrivato nei professionisti anche se questo percorso mi ha permesso di confrontarmi con un certo tipo di giocatori magari nel periodo estivo quando squadre di Serie A o di serie B hanno necessità di prepararsi al loro campionato e ti propongono partite amichevoli alla quale si partecipa volentieri perché ci si confronta con giocatori che si vedono solo in televisione» ha detto Fabio.

«I miei 40 anni non sono un segreto e purtroppo il calcio non è più una priorità: c’è il lavoro, ci sono tante altre cose alle quali dare la precedenza. Chiaro che dopo tutto questo percorso è un peccato e non ci si riesce a mollare tutto di punto in bianco: ci provi, ma per un motivo o per l’altro torni a indossare le scarpe e torni alle amicizie che hai nell’ambiente…che poi come quest’anno ti stuzzicano e ti fanno voglia di tornare a fare le corse ecco».

«Diventare allenatore? Sarebbe una cosa interessante, più che altro perché tutto il bottino che ho messo da parte è fatto di esperienze personali, non solo di insegnamenti ma di esperienze personali, conoscenze, sconfitte, sacrifici e mi dispiacerebbe perderli: mi piacerebbe trasmettergli. Chiaro che il percorso da allenatore più impegnativo di quello da giocatore: non puoi mancare sul campo, bisogna organizzare un minimo di programma e di conseguenza è una scelta che deve essere ponderata, devi essere sicuro di volerlo fare».

Tanti ricordi che Fabio porta nel cuore dopo anni passati sui campi: «Ho vissuto delle emozioni fortissime e gli amici più importanti che ho li ritrovo nel calcio. Non a caso sono tornato anche quest’anno. È indescrivibile. È più di un risultato di una partita. Sono 21 anni, 22 forse, di campionati a livello dilettantistico in prima squadra che mi hanno lasciato qualcosa di inestimabile: sto mantenendo rapporti con squadre di anni fa. Consiglio a tutti i ragazzi, se hanno la possibilità, di non fermarsi alle prime difficoltà ma di continuare con un’attività, non tanto uno sport ma una passione, qualcosa che ti tenga vicino a delle persone e ti dia delle soddisfazioni».

Guarda l’intervista:


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