Fabio Baronti, la scrittura come stile di vita

Scritto da il 20 Novembre 2021

Tutto è partito da un ricordo: quello di un maestro speciale, una persona che ha dato tanto ai suoi alunni e che è diventato il protagonista del primo libro di Fabio Baronti: “Insegnaci come si vola“. Fabio, che nella vita è un banchiere, ha sempre avuto una passione per la scrittura e, negli anni, è riuscito a metterla in pratica. Nel 2019 è uscita la sua seconda opera, “Vita mia che esplodi“, un romanzo di formazione, di cui ci ha parlato durante la trasmissione “Buongiorno Verona Live”.

Da dove nasce la passione per la scrittura, Fabio?

«Al della scrittura mi sono avvicinato fin da bambino attraverso le mie poesie. È stato proprio un mio innamoramento e una passione, che poi ho messo all’interno di un armadio durante gli anni dell’adolescenza e che poi è venuta a bussare alla porta prepotentemente in un evento che ha segnato la mia famiglia, un lutto di una zia che era molto molto solare e faceva rumore. Così nel 2016 mi sono trovato di nuovo con me stesso e con questa passione davanti che mi chiedeva qualcosa. E così ho ripreso pian piano, attraverso quello che avevo lasciato, le poesie, e poi ho trasformato questa passione in qualcosa di diverso: racconti brevi, fino ad arrivare alla scrittura di un libro, il primo, nel 2018».

Di cosa parla il tuo primo libro?

«È un libro che nasce da un sogno, un sogno che ho fatto e che vedeva appunto il me bambino negli anni delle elementari. Ho avuto la fortuna di avere. nel mio percorso. un maestro speciale, una persona unica sotto tutti i punti di vista che ha saputo insegnare a me e a intere generazioni tanti valori di vita universali che ancora io porto con me e che sento dentro. Ed è stata poi la molla che ha portato alla scrittura. Io ricordo che mentre mentre scrivevo mi divertivo a rivedere quegli anni, a ripercorrere quelle emozioni. Ho ripreso in mano i quaderni che avevo ancora in cantina dalle elementari per rivedere quello che facevo, i miei temi, i miei pensieri, tutto quello che di bello abbiamo vissuto in quegli anni ed è stato poi l’occasione per rincontrare tutti quei compagni quegli amici e poi il maestro che ancora è ancora qui con noi ed è una persona eccezionale».

Cosa ha detto del libro il maestro?

«Io ero a Roma in Campidoglio quando ho ricevuto la sua chiamata al telefono: gli avevo lasciato una lettera che preannunciava l’uscita del libro. Mi chiese: “Cosa hai fatto? Io facevo solo il mio dovere in quegli anni”».

Il secondo libro, invece, è molto diverso…

«”Vita mia che esplodi” è sostanzialmente un romanzo di formazione. È la storia personale di Demetrio, questo ragazzo che trascorre le proprie estati qui in un posto bellissimo, Castelrotto in Valpolicella, a casa dei nonni e lui in realtà è originario di  Milano e precisamente di San Donato Milanese, dove vive con una famiglia. Questo suo percorso di crescita lo porta attraverso gli anni a fare delle scelte, le scelte che abbiamo fatto tutti, ma che però comportano dentro di lui una rottura, un dolore talmente forte che lo fa sprofondare in una crisi personale e io ho voluto attraverso questo mio secondo libro affrontare il tema delle scelte, il tema del dolore e anche il valore della solidarietà e dell’aiuto, di uscire allo scoperto, perché sono convinto che solo attraverso il dialogo le amicizie più più strette e vere si riesce poi ad affrontare il dolore e poi ad uscirne».

Cosa c’è ora nel futuro di Fabio Baronti?

«Sto lavorando da un po’ di tempo a due progetti molto ambiziosi e ho cercato un po’ di alzare l’asticella e vediamo cosa  riusciranno a combinare, perché è una passione che sostanzialmente va allenata come ci si allena per uno sport. E io quando ho un’idea forte la devo portare avanti giorno dopo giorno. Io scrivo di sera, nei ritagli dei fine settimana, quando ho un po’ di tempo e mi sono accorto che è proprio una questione di metodo. Devo scrivere qualcosa, anche poco, e magari il giorno dopo lo rileggo e non mi piace, però è una costanza alla quale mi devo abituare nonostante magari la mia vita fuori sia come quella di tutti subisca degli scossoni o dei cambiamenti».

Guarda l’intervista:


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