Perbellini: giovane a Sanremo 2009, puntando all’edizione prossima con un inedito

Scritto da il 3 Marzo 2021

Abbiamo conosciuto Filippo Perbellini in una puntata del nostro Smart Music, classificatosi inoltre nella top ten dei vincitori del Premio Radio Adige TV. La sua musica percorre un viaggio che ha visto come tappa importante il palco dell’Ariston nell’edizione sanremese del 2009.

Filippo, raccontaci come è stata la tua esperienza e come sei arrivato a esibirti insieme a Cocciante.

« Ho partecipato a Sanremo Giovani undici anni fa; avevo diciotto anni e quell’anno è stato particolare, poiché ogni giovane era affiancato a un “padrino”. Accanto a me avevo Riccardo Cocciante, col quale sono riuscito a scrivere il pezzo da presentare al festival. Lo conobbi prima, in occasione del suo tour col musical Notre Dame de Paris, che l’aveva portato a Verona; nella situazione riuscii a  presentargli un mio progetto che piacque molto e così scrivemmo assieme questo pezzo rock sinfonico Cuore Senza Cuore, portato all’Ariston. La seconda puntata in cui mi esibii con lui eravamo in due su quel palco, ai tasti di due pianoforti a coda incrociati; è stata una esperienza incredibile. Ricordo che il 2009 è stato l’anno della vittoria di Arisa con il singolo Sincerità, in generale per quella edizione ricordo erano presenti molte donne, mi sentivo l’unico “beato” tra loro.

L’esperienza in sé la ricordo ancora come unica e  straordinaria, nonostante avessi già avuto tante esperienze televisive. Da lì sono partite tante cose: il mio primo disco, un tour estivo. Certo, la pressione di Sanremo è grande e in questo senso mi ha temprato molto. Ogni mattina era piena di interviste, il pomeriggio si svolgeva il sound-check e infine la sera ci si esibiva. Dopo la performance eri sempre distrutto, ma con una gioia impagabile, con l’adrenalina che ancora scorre dalla discesa della scalinata illuminata a led, dove si crea l’energia e senti sulla pelle la carica di un pubblico».

Cosa ne pensi invece di Sanremo 2021, svolto in un contesto come quello che stiamo vivendo?

«Ho parlato giusto di pubblico e beh, quest’anno a mio parere non si è vista la solita carica di emozioni.  Dalla prima puntata ho trovato l’edizione di basso livello tecnico, con una scelta musicale discutibile. Sono rimasto positivamente impressionato da Folcast, tra la categoria dei giovani.
Per quanto riguarda la polemica venuta fuori dall’edizione di quest’anno, certamente è stata una scelta difficile da proporre e secondo me quello a cui stiamo assistendo non è Sanremo, è un’altra cosa, una vetrina di cantanti. Chi sta là in questi giorni penso debba prestare attenzione allo slogan che vogliono adottare “la musica non si ferma”, dal momento che nella realtà dei fatti ci sono musicisti che vivono una situazione drammatica. Credo non rispecchiano esattamente il sentimento comune e anzi, sembra quasi prendano in giro chi non riesce più a lavorare».

Filippo Perbellini oggi: i tuoi progetti per il futuro.

«Io sono sempre attivo e fortunatamente sto lavorando tanto in studio. Ho pubblicato il disco Almost Midnight, prodotto in America, che purtroppo col Covid si è fermato; appena ci sarà la possibilità riprogammerò sicuramente tutti i live negli USA e in Giappone.
Inoltre, dopo dieci anni, sto tornando a scrivere in italiano: sto lavorando con produttori puntando magari a Sanremo 2022.
Ho idee interessanti che uniscono il soul al testo italiano, unendo un po’ di generi e stili per un totale di 5/6 brani da pubblicare l’anno prossimo.

In ultima battuta, speriamo che questa estate la situazione si possa riaprire, anche per gli eventi privati e in generale per riprendere al meglio il nostro lavoro».

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