Giannantonio Conati alla scoperta dell’Adige e dei suoi antichi mestieri

Scritto da il 6 Novembre 2021

Non capita tutti i giorni di incontrare un ex professore di matematica e scienze con la passione per la storia. Giannantonio Conati sa di essere un’eccezione, ma questo non gli ha mai impedito di coltivare il suo hobby e di soddisfare la sua curiosità scrivendo diversi libri, l’ultimo dei quali è “Arti e mestieri sull’Adige”, edito da Cierre Edizioni. A parlarcene è stato lui durante la trasmissione “Buongiorno Verona Live”.

Allora Giannantonio, lei è un ex insegnante, ma soprattutto ora è uno scrittore…

«Sì sono scrittore, anche se io di solito quando devo presentarmi uso la formula “studioso di storia locale” perché mi pare più centrato»

Come si è avvicinato al mondo della storia e al mondo anche dell’editoria?

«Quello che mi ha spinto è proprio la curiosità, nel senso che dopo aver approfondito molti temi che riguardano l’ambiente, l’evoluzione della specie, i vari ecosistemi, mi sono trovato anche a dover vedere cosa c’era prima. Ed è proprio grazie alla curiosità, a questo mio modo di andare a cercare, che ho potuto rendermi conto di avere intorno a me dei temi, aspetti e delle strutture che potevano suggerirci qualcosa di particolarmente interessante, quindi mi sono dedicato alla storia locale. Oltretutto abito anche in un paese, Pescantina, che ha una sua storia particolare e che ha anche il vantaggio di essere davanti all’Adige, per cui per me è stato veramente facile avvicinarmi a questo mondo così interessante e particolare».

E di storia ce n’è parecchia, soprattutto nel tuo ultimo lavoro: “Arti e mestieri sull’Adige – dalle valli tirolesi all’Adriatico”, che ha definito un manuale

«Sì non è un libro per tutti i palati, nel senso che è nello stile di chi va a cercare determinate cose e degli approfondimenti in campi che riguardano sia il lavoro che le tradizioni, che fanno riferimento ovviamente al fiume e a tutto questo mondo particolarissimo che c’era fino a un centinaio di anni fa e che ha caratterizzato fortemente tutte le comunità che vivevano lungo questo questo fiume particolarmente significativo e ricco di stimoli».

Come è strutturato il libro?

«All’inizio io ho raccolto tutta una serie di dati sia negli archivi, che in ambito bibliotecario. Dopo ho spaziato anche in quello che è il rapporto con le persone, almeno quelle che erano rimaste che avevano vissuto delle esperienze particolari sul fiume soprattutto in termini di lavoro. Dopo di che ho fatto anche dei lunghi percorsi su e giù lungo questi 410 chilometri ritrovandomi in un ambiente straordinariamente coinvolgente dal punto di vista delle bellezze naturalistiche e anche architettoniche e unendo questi frammenti ho messo insieme tutto e ho cercato di dare unitarietà al lavoro. C’è il giusto approfondimento all’interno di questo libro che però attinge non solo dei dati di archivio, dai dati documentari ma anche da altre fonti».

Ha qualcosa in programma per il futuro?

«Proprio per questa curiosità che ho sottolineato fin dall’inizio, non posso fermarmi. Certamente questo è un lavoro che mi ha impegnato tanto anche dal punto di vista mentale, quindi ora ho intenzione di lavorare su delle cose molto semplici stando sempre nell’ambito del fiume dell’Adige. Credo che uno dei prossimi lavori possa essere proprio quello di raccogliere tante piccole storie, tanti frammenti di vita collegati a chi, in un modo o nell’altro, hanno avuto a che vedere con il fiume».

Guarda l’intervista:

 


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