L’inclusione, l’energia e il divertimento si imparano con il badminton

Scritto da il 2 Dicembre 2021

Mettete via i volani di plastica e preparatevi a giocare a badminton. Uno sport che non ha niente a che fare con i giochi da spiaggia a cui siamo abituati e che richiede uno sforzo fisico non indifferente. A parlarcene è stato il responsabile del settore badminton della Polisportiva Caselle, Nicola Rotta.

Partirei da te, qual è la tua storia e come sei arrivato al badminton?

Io insegno educazione fisica, per cui questo è un ambiente che mi ha sempre permesso di esprimere quello che riuscivo a fare. Il badminton mi ha sempre incuriosito, mi sono avvicinato a questa disciplina una quindicina d’anni fa, mentre cercavo qualcosa di nuovo per la scuola. Ho avuto modo di fare un corso di aggiornamento e poi gli ho fatto tutto il percorso da atleta fino a formarmi come allenatore.

Il badminton è una disciplina che noi comuni mortali siamo abituati a praticare magari in spiaggia e con gli amici; in realtà è a tutti gli effetti uno sport.

Sì. L’idea che abbiamo – soprattutto in Italia – del badminton è quella del volano in spiaggia. In realtà il badminton si gioca all’interno, con una rete alta un metro e mezzo circa. Ma la vera bellezza di questo sport è che è molto inclusivo: si gioca sia maschi che femmine in misto con le persone con disabilità.

È uno sport molto interessante che sicuramente immagino piaccia molto anche agli studenti, conferma?

Assolutamente sì, è sempre una proposta allettante. La possibilità di far conoscere a scuola nuove opportunità per mettersi in gioco è sempre affascinante.

Passiamo alla Polisportiva Caselle, perché tu fai l’istruttore proprio lì. Com’è stato quest’anno e, più in generale, questo periodo di crisi pandemica?

I nostri numeri non erano molto alti nemmeno prima. Il badminton è considerato uno “sport minore”. Con la chiusura della nostra attività per via della pandemia, unita al fatto che molti ragazzi arrivati a una certa età decidono di abbandonare la disciplina per dedicarsi ad altri, stiamo vivendo un piccolo “buco generazionale” per quanto riguarda la partecipazione. Adesso abbiamo una decina di ragazzi a Caselle c’è anche un gruppetto di adulti che si divertono a mettersi in gioco ancora.

Si tratta di uno sport che si può abbracciare anche in età adulta, quindi?

Assolutamente sì, come in tutti gli sport alla fine. La possibilità di allenarsi è aperta a chiunque sia in grado di tenere in mano la racchetta, di muoversi, di saltare, di lanciare, e di divertirsi.

Guarda l’intervista:


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