“Mèta a metà”, la ricerca di se stessi nel libro di Caterina Pilon

Scritto da il 23 Ottobre 2021

Si intitola “Mèta a metà” ed è l’opera prima di Caterina Pilon. Nata come attrice, Caterina ha deciso di pubblicare il suo primo romanzo: tre storie di altrettante donne che si intrecciano in una trama intrigante, trasformata in spettacolo teatrale dalla stessa Pilon e messo in scena per la prima volta durante il Mura Festival. Ce ne ha parlato l’autrice durante la trasmissione “Buongiorno Verona Live”.

«Io sono partita dal teatro perché in qualche modo ingloba tutti i linguaggi e quindi la letteratura la danza e la musica che fanno parte un po’ del mio percorso artistico. La scrittura mi ha sempre accompagnata e ad un certo punto della mia vita è stato un obiettivo che è divenuto priorità, per cui ho scelto di fermare tutto e andare in una casa sul mare a scrivere fino al termine dell’opera. Così ho vissuto un anno in Corsica su una barca, per avere un’esperienza molto romanzesca, ispirata peraltro dalla lettura di un libro di uno scrittore che io ho molto a cuore, Bjorn Larsson» ci ha spiegato Caterina.

«Il titolo nasce dall’amore per la metafora e dalla presenza importante della metafora nella mia scrittura, come porta che apre la visuale, la prospettiva su due possibilità. C’è un significato immediato e un significato tra le righe. I personaggi sono tre: tre donne Rachele, Margot e Carmen. Ognuna è impegnata in un percorso di ricerca per trovare un senso e trovare una soluzione alla questione personale che può essere: per Rachele quella di trovare un significato alla vita; Margot invece compie un viaggio più sulla linea psicologica e quindi sulla risoluzione dei conflitti familiari di tutto quello che è il passato e si esprime nella relazione con il corpo e quindi più con la danza. E infine Carmen è il personaggio più utopico, quello geograficamente non localizzato su quest’isola appunto utopica che è il mondo della poesia e della musica».

«L’idea è quella di creare lo spettacolo teatrale ed è legata al desiderio sia di dare voce al contenuto del libro, sia di poter presentare il libro in una maniera un po’ diversa dal solito quindi al di là delle piacevoli chiacchiere e poter portare il lettore dentro al libro senza dire troppo».

Guarda l’intervista:


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