“Verona Renova”, cronache fotografiche della città durante la pandemia

Scritto da il 15 Ottobre 2021

La città deserta, un’atmosfera surreale e il silenzio assordante rotto solo dalle sirene delle ambulanze. Verona, nell’aprile 2020, si presentava così, come gran parte delle città italiane in lockdown a causa della pandemia di Covid-19. Alessandro Gloder, fotografo veronese, dopo i primi giorni di smarrimento, ha deciso di uscire di casa e fotografare quelle vie vuote, che eravamo sempre stati abituati a vedere invase dai turisti e dai cittadini, le piazze, i luoghi iconici di Verona e anche quelli più sconosciuti. Da quel progetto è nato un libro che contiene 115 fotografie in bianco e nero, dal titolo “Verona Renova”, del quale Alessandro ha parlato durante la trasmissione “Buongiorno Verona Live“.

«È un progetto nato ad aprile 2020, in un momento difficile per tutti noi quando abbiamo avuto il primo confinamento dovuto alla pandemia che ha coinvolto tutto il mondo e ho subito sentito il desiderio e la necessità di documentare questo momento. Allora avevo dei permessi speciali per fotografare la città e quindi è stato fatto tutto in regola e volevo immortalare questo momento che stavamo vivendo, cercando di tirare fuori soprattutto qualcosa di bello da un momento brutto. Uscendo di casa e iniziando a pedalare per la città mi si è messa davanti una città completamente vuota, priva di persone, di movimento, di rumori e bellissima allo stesso tempo: struggente ma bellissima. Quello che a me interessava era cogliere l’opportunità di far vedere la città in questa veste nuova, per questo “Verona Renova”: una visione rinnovata, nuova» ha raccontato Alessandro.

«Nel libro non ci sono i numeri di pagina proprio perché quando uno inizia a sfogliarlo deve lasciarsi andare. I veronesi  che conoscono la città faranno questo loro personale viaggio all’interno di queste fotografie. C’è un’immagine abbastanza emblematica dell’ospedale di Borgo Trento: io abito vicino a quella zona e c’era questo pronto soccorso apparentemente tranquillo da fuori ma che purtroppo dentro iniziava a contare le prime vittime e quindi l’idea è stata quella di creare un documento, un libro che possa essere guardato anche fra molti anni».

«Gli scatti sono stati fatti in cinque o sei mattine: uscivo sempre più o meno alle 6 del mattino e tra le 6 e le 9 facevo tutti gli scatti. Avevo un itinerario dentro la mia testa. C’è voluto un po’ di più per confezionare questo libro che ha dentro tanto di me, tanto cuore da parte anche di tante persone che mi hanno aiutato».

Guarda l’intervista:


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